I SEGNI DEI TEMPI

Esortiamo pure voi, figli carissimi, a cercare quei "segni dei tempi" che sembrano precedere un nuovo Avvento di Cristo fra noi. Maria la portatrice di Cristo, ci può essere maestra, anzi Ella stessa l'atteso prodigio (Paolo VI, all'Angelus del 5 dicembre 1976)

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Utente: nanto
Mi chiamo Antonello Iapicca, sono un presbitero italiano missionario in Giappone, a Takamatsu, da molti anni. Ora mi trovo in una zona di 200.000 abitanti dove non vi è presenza cattolica, annunciando il Vangelo insieme a due famiglie missionarie, una italiana e una spagnola.

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sabato, 30 luglio 2005

 
     
 
A te mi abbandono. - Gesù, non lasciarmi mai sola quando soffro! Tu conosci la mia assoluta nullità, conosci l'abisso della mia miseria. La mia debolezza è tanto grande, che non c'è davvero da stupirsi se io cadrò, lasciata sola. Sono impotente, mio Signore, e non so, da sola, comportarmi bene. In te confido,
e a te m'abbandono!
(Santa Faustina Kowalska)
 
 
 
XVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO A 
 
 
  Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, quando udì della morte di Giovanni Battista, Gesù partì su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto.
Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.
Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”. Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”. Ed egli disse: “Portatemeli qua”.
E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
 
 
  
   La nostra vita è cibo per gli affamati. Noi stessi siamo il frutto della compassione del Signore. Poveri, deboli, eppure simao cibo tra le mani del Signore. La Sua benedizione sul poco, pochissimo che sono le nostre esistenze, diviene l'infinito amore capace di sfamare, saziare, abbondare. Se ci guardiamo dentro oggi ci troveremo sicuramente mancanti di molto, incapaci di dare alcunchè.... Bene, è proprio la nostra debolezza che Lui desidera, ama, benedice, santifica. Siamo noi il cibo che Lui prepara per il mondo. Portare a Lui la nostra vita. E' l'unico che ci vien chiesto. Abbandonarci a Lui. Quel poco di noi è importante. Non si dice dei pani e dei pesci se fossero buoni o cattivi, belli o brutti, grandi o piccoli. Pane e pesce. La nostra vita ricolma della Sua Parola, accarezzata dalle Sue mani, diviene, miracolosamente, alimento per la moltitudine. Il mondo ha fame, la nostra stessa fame. La conosciamo. E sappiamo anche a chi consegnamo le nostre ansie, i nostri desideri. A Colui che non delude, che, solo, è capace di saziare il nostro cuore. SAle, luce e lievito, la missione della Chiesa. E di ciascuno di noi in essa. E pane per il modo, celeste, proprio quello che ogni uomo cerca in mille altri alimenti incapaci di saziare. Eccoci allora oggi con Lui, in questo deserto al quale Lui ci ha condotti, spinto Egli stesso dal mistero tremendo dell'iniquità che ha tagliato la testa alla verità. Il mondo perduto senza sicurezze, gli uomini come pecore senza pastore, senza intelligenza nell'adorare idoli vani. E una fame insaziabile. E' Lui che ogni uomo cerca. E' Lui che anche oggi si incarna in noi, nelle pieghe della nostra vita. E' Lui che si dona a tutti attraverso di noi. Vivere con Lui, trasformati in tenero pane donato a chiunque si approssimi ai nostri passi. La nostra missione, un miracolo di compassione. Un prodigio del Suo amore. Un flash del Cielo tra le sofferenze del mondo presente. Erba verde, un pascolo di misericordia. E noi, pastori nel Pastore, pani di vita nel Pane della Vita.  
Buona domenica

 
IL SANTO DEL GIORNO
 
 
 
 
 
 
 
Incontro con il clero della diocesi di Aosta, 25 luglio 2005 
   
 
 
postato da: nanto alle ore 12:29 | link | commenti
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venerdì, 29 luglio 2005

 
     
 
A te mi abbandono. - Gesù, non lasciarmi mai sola quando soffro! Tu conosci la mia assoluta nullità, conosci l'abisso della mia miseria. La mia debolezza è tanto grande, che non c'è davvero da stupirsi se io cadrò, lasciata sola. Sono impotente, mio Signore, e non so, da sola, comportarmi bene. In te confido,
e a te m'abbandono!
(Santa Faustina Kowalska)
 
 
 
Lc 10,38-42
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi.
Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».
Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».
  
 
 
  
   Per chi sono, oggi, i nostri occhi? C'è Gesù, lo abbiamo accolto con amore, con gioia, ma il nostro sguardo si perde tra giudizi e mormorazioni. Lo sguardo di Marta, riflesso delle sue troppe preoccupazioni e agitazioni, è appesantito e fissato su quel che non conta. Gli occhi tradiscono il cuore. "La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!" (Mt. 6, 22-23). Tenebra sono i giudizi, le gelosie, le mormorazioni, avanguardie della carne malata. Lo sguardo piantato su sé stessi, dimentico del Signore che è proprio lì, accanto a noi. Occhi per la Parola. Di questi abbiamo bisogno. Non si tratta di una parola qualsiasi, è Dio fatto carne, la Parola eterna che cerca la nostra vita. La parte "buona", non solo "migliore" come recita la traduzione. La Parola di Gesù è Lui stesso, la parte buona, l'unica, della vita. Guardarlo con il cuore, spalancargli le porte, accovacciarci ai Suoi piedi come un discepolo. Pendere dalle Sue labbra. E' l'amore, la nostra possibilità di amore. E' Lui l'indispensabile, lo sappiamo, lo abbiamo sperimentato. Ma il nostro Io purtroppo ci fagocita e lo sguardo si fa tenebroso. E' la nostra vita d'ogni giorno. Camminiamo con il Signore, ma restiamo intrappolati nella tristezza. Siamo bloccati dai nostri progetti, dalle nostre idee, dal nostro "fare" da cui speriamo un improbabile "essere". Mentre tutto, assolutamente, ci sfugge di mano, castelli di sabbia che un'onda si porta via. Lavoro, amici, figli, amori, in tutto una precarietà disarmante. Per quanto difendiamo, come Marta, i nostri diritti, le nostre cose, nulla ci può garantire dalla precarietà. Tutto è vanità. Il cielo e la terra passeranno, solo la Sua Parola non passerà in eterno. Scomparirà la scena di questo mondo, resisterà solo chi fa la volontà di Dio. E una sola certezza, una sola parte buona che non sarà mai tolta: la parola fatta carne, la volontà del Padre vivente in Cristo. Guardare Lui, fissarlo e ascoltarlo, non v'è altro cammino al Cielo. I nostri occhi tutti rapiti dal Suo volto. Oggi, nella storia concreta che ci attende. La Sua Parola per noi, la Vita e la gioia. Una bandiera bianca, sventoliamola oggi di fronte alla nostra superbia. Chiediamo al Signore la Grazia di stare, oggi, con Lui. Che tutto il nostro desiderio, che ogni nostro pensiero, che ogni sguardo sia per Lui. «Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra (sal. 16) Il mio bene è stare vicino a Dio: nel Signore Dio ho posto il mio rifugio» (Sal 72). Che sia davvero il Signore "mia parte di eredità e mio calice" e che la nostra eredità sia magnifica. Scriveva in proposito Giovanni Paolo II commentando il Salmo 15:  "...il simbolo dell’«eredità»... si parla, infatti, di «eredità, calice, sorte». Questi vocaboli erano usati per descrivere il dono della terra promessa al popolo di Israele. Ora, noi sappiamo che l’unica tribù che non aveva ricevuto una porzione di terra era quella dei Leviti, perché il Signore stesso costituiva la loro eredità. Il Salmista dichiara appunto: «Il Signore è mia parte di eredità… è magnifica la mia eredità» (Sal 15,5.6)... Sant’Agostino commenta: «Il Salmista non dice: O Dio, dammi un’eredità! Che mi darai mai come eredità? Dice invece: tutto ciò che tu puoi darmi fuori di te è vile. Sii tu stesso la mia eredità. Sei tu che io amo… Sperare Dio da Dio, essere colmato di Dio da Dio. Egli ti basta, fuori di lui niente ti può bastare» (Sermone 334,3: PL 38,1469). Il secondo tema è quello della comunione perfetta e continua col Signore. Il Salmista esprime la ferma speranza di essere preservato dalla morte per poter rimanere nell’intimità di Dio, la quale non è più possibile nella morte. Le sue espressioni, tuttavia, non mettono nessun limite a questa preservazione; anzi, possono venire intese nella linea di una vittoria sulla morte che assicura l’intimità eterna con Dio. Due sono i simboli usati dall’orante. È innanzitutto il corpo ad essere evocato: gli esegeti ci dicono che nell’originale ebraico (cfr Sal 15,7-10) si parla di «reni», simbolo delle passioni e dell’interiorità più nascosta, di «destra», segno di forza, di «cuore», sede della coscienza, persino di «fegato», che esprime l’emotività, di «carne», che indica l’esistenza fragile dell’uomo, e infine di «soffio di vita». È, quindi, la rappresentazione dell’«essere intero» della persona, che non è assorbito e annientato nella corruzione del sepolcro (cfr v. 10), ma viene mantenuto nella vita piena e felice con Dio.
Ecco, allora, il secondo simbolo del Salmo 15, quello della «via»: «Mi indicherai il sentiero della vita» (v. 11). È la strada che conduce alla «gioia piena nella presenza» divina, alla «dolcezza senza fine alla destra» del Signore. Queste parole si adattano perfettamente ad una interpretazione che allarga la prospettiva alla speranza della comunione con Dio, oltre la morte, nella vita eterna. È facile intuire a questo punto come il Salmo sia stato assunto dal Nuovo Testamento in ordine alla risurrezione di Cristo. San Pietro nel suo discorso di Pentecoste cita appunto la seconda parte dell’inno con una luminosa applicazione pasquale e cristologica: «Dio ha risuscitato Gesù di Nazareth, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere» (At 2,24)." (Cfr. Giovanni Paolo II,
 UDIENZA GENERALE Mercoledì, 28 luglio 2004). Dietro alle Parole di Gesù rivolte a Marta vi è questo salmo, parole che schiudono alla vita eterna, alla vita salvata dalla corruzione; tutte le esperienze, ogni evento fissato in eterno dall'intimità con il Signore. Il Cielo, l'eredità magnifica che ci attende, anticipata dalla Parola del Signore preparata per noi. La parte buona della quale Maria, seduta ai piedi di Gesù, ha cominciato a gustarne le primizie. Guardarlo, ascoltarlo, è già la Vita eterna. Tutto di noi già eterno. In Lui, con Lui, per Lui. Gioia piena e dolcezza senza fine alla Sua presenza. In Cielo, e oggi. Gli occhi fissi nei Suoi occhi, la nostra vita nella Sua vita.
"Il Signore è il nostro specchio
aprite gli occhi e volgetevi a lui,
osservate come sono i vostri volti!
Glorificate altamente il suo Spirito!
Togliete lo sporco dai vostri visi,
amate la sua santità e rivestitevene,
siate irreprensibili al suo cospetto. Alleluia!"
Odi di Salomone, 13

 
IL SANTO DEL GIORNO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
         
 
CHIESA
 
Un Papa può bastare  di Michele Ainis
La prima sentenza del prefetto Levada fa tremare la Legione La congregazione per la dottrina della fede ha colpito con una pesante condanna padre Gino Burresi. Le colpe? Le stesse di cui è accusato padre Marcial Maciel, fondatore dei potenti Legionari di Cristo
 
 
 
 
VERITATIS SPLENDOR
 
 
 
SOCIETA’
 
Eugenio Scalfari Quale nuova laicità
Evviva, soffro di mal d'amore Ossessione. Ansia. Sbalzi d'umore. Poi tachicardia, sudori, inappetenza. Tutti sintomi di una patologia. Da cui nessuno vuole guarire. Parola di neurologo
 
 
 
PER UNA FEDE ADULTA
postato da: nanto alle ore 10:33 | link | commenti
categorie: il vangelo e il commento
giovedì, 28 luglio 2005

 
     
 
Mt 13,47-53
 
Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse alla folla: “Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?”. Gli risposero: “Sì”.
Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.
  
 
 
  
       Pazienza e misericordia. Timore e pietà. E' il tempo del nostro pellegrinaggio. Siamo pellegrini in terra straniera, le cose a cui incolliamo i nostri cuori e i nostri sensi non ci soddisfano. Siamo nel mondo, ma non siamo del mondo.Viviamo nella carne, ma non vivimao per la carne. E' il mistero della nostra vita. Come pesci tratti dal mare cerchiamo un'acqua che sembra la nostra vita. Ma non è così. Siamo una specie del tutto particolare. E unica. Siamo per un'altra Patria. Per il Cielo. Gli inganni, le menzogne, le tentazioni ci sospingono con irruenza verso l'abisso da cui siamo stati tratti. Mentre nel nostro intimo lo Spirito Santo ci sussurra "Vieni al Padre". Attesa d'un compimento. La chiave della nostra vita è tutta qui. Attesa che geme come nei travagli del parto. Siamo stati pescati dalla rete di Cristo. La Sua Croce ci ha salvati dall'abisso della morte. Ma non è finita. Siamo pesci buoni, come il grano buono, e bello. Pesci puri, "commestibili" secondo la Legge, lavati, salvati, santificati dal sangue di Cristo. Ma conviviamo con quelli cattivi, impuri secondo la traduzione dell'originale, segni di morte che nessun ebreo poteva mangiare. Sono accanto a noi. Pesci cattivi che rendono impuri, che tagliano fuori dal popolo della promessa, che sottraggono l'eredità promessa. I pensieri, i desideri, gli sguardi, le concupiscenze. La carne senza lo Spirito. Accanto a noi, dentro di noi. Il combattimento d'ogni giorno. Anche oggi vi saranno angeli inviati dal Padre a separare il buono dal cattivo, il puro dall'impuro. Anche oggi messaggeri della Buona Notizia ci incontreranno per salvarci. Che il Signore ci conceda di non indurire il nostro cuore, di lasciarci amare e riconciliare, di essere strappati alle menzogne e ai veleni del nemico. Che oggi, anticipo della fine dei tempi, il Signore ci faccia ancora Suoi, che getti nella fornace tutto quello che in noi ci separa da Lui, tutto quello che ci impedisce di amarlo e lodarlo, le nostre impurità. E la misericordia e la pazienza di fronte alla storia, dietro alla quale è Lui che agisce. La pazienza della speranza, la perseveranza dell'amore. Appoggiati alla Sua fedeltà, che è eterna. Capire tutte queste cose è vivere la promessa - le cose antiche - illuminata dall'amore di Cristo - la cosa nuova - che non delude. In pace, pieni di una gioiosa speranza, entriamo anche oggi in questo nuovo giorno dove ci attende il nostro destino, il nostro dolcissimo Signore. Lui è alle porte, e bussa anche ora. E' questa la novità più bella. La nostra felicità.
 
 
IL SANTO DEL GIORNO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
SOCIETA’
 
BANGLADESH Adivasi cacciati dalle loro case per costruire un “villaggio modello”Il progetto è finanziato dall’Unione Europea. Il vescovo di Dinajpur e la Caritas a fianco dei tribali.

 
CULTURA
 
 
 
PER UNA FEDE ADULTA
postato da: nanto alle ore 11:37 | link | commenti
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