Che cosa mi rende oggi impuro? Che cosa mi impedisce di presentarmi al cospetto di Dio per celebrare la liturgia di lode che a Lui conviene? In che cosa disperdo la mia vita tentando di dare senso e giustizia al mio operare? Sono le domande che scaturiscono dal Vangelo di oggi, che punta diritto al fondo del mio cuore. E' lì la fonte d'ogni mio agire. Le tradizioni e i precetti esteriori, che Gesù non condanna assolutamente, sono segni che rendono visibile una realtà interiore, esplicitano un contenuto. Se esso non c'è, qualsiasi rito resta un'ipocrisia, una menzogna che dice qualcosa che non esiste. Le abluzioni che servono a delimitare l'ambito del sacro manifestano un'elezione, una chiamata e una consacrazione, un essere messo da parte per una missione. E tutto ciò è opera di Dio. E' vero per Israele, è altrettanto vero per i discepoli di Gesù. La chiamata è divina, la vocazione celeste, l'elezione è gratuita. Non si compra, non si acquisisce. Si accoglie. Umilmente. Lo stesso battesimo sigilla un miracolo che si è "già" dato: la fede ricevuta, accolta, maturata che si esprime in frutti che hanno il sapore della vita eterna. Senza la fragranza dell'amore al nemico, della libertà dai beni di questo mondo, senza la carità visibile nella vita, la Chiesa primitiva non amministrava il battesimo. San Paolo esortava i cristiani di Roma ad offrire i propri corpi come sacrificio vivente santo e gradito a Dio. La vita come un'oblazione. La vita. Crocifissa con Cristo. Una vita diversa, santa, separata dai lacci del mondo, della carne e del demonio. Un cuore nuovo, sul quale è scritta la Parola viva e operante in un corpo preparato per essere offerto. Santi nel Santo. Un popolo celeste che cammina sulla terra facendo visibile la vita eterna, l'amore e l'unità. Le abluzioni ed ogni altra tradizione, ogni precetto aiuta chi li compie a ricordare la propria appartenenza, ma non la realizza. essa è un fatto di cuore. E chi non ha lo Spirito di Cristo, non Gli appartiene. Ha un altro spirito, per quante abluzioni compia. Lo spirito del mondo e del padre della menzogna. E compie le opere del suo padre. Rivestire di tradizioni e riti che annunciano la santità un cuore malato e perverso è quanto di peggio possa accadere. L'ipocrisia che cela la verità. Si tratta invece di un vestito nuovo, di indossare la bianca tunica della Grazia, la vita divina donata per pura misericordia. Altro che le toppe di qualche regola, che invece di significare il Cielo mostra l'orgoglio della carne. Un cuore circonciso, il cuore di Cristo. Lo abbiamo oggi? Oppure il nostro cuore è malato, avvelenato da pensieri e criteri mondani che cerchiamo, senza costrutto, di mitigare con alcune pratiche più o meno religiose, con un po' di volontariato che ammansisca la coscienza? Guardiamoci e convertiamoci. Affidiamo al Signore le nostre tante impurità, lasciamoci amare, e perdonare. Che ci faccia santi, suoi, oggi e in ogni giorno. Che trasformi il nostro cuore nel Suo cuore grondante d'amore. Per fare della nostra vita una liturgia di lode, un'abluzione per noi e per il mondo. Per queto ci ha eletti, per questo ci ha donato la Sua vita.
"....Essi erano soliti camminare in silenzio dentro la grande natura. Scesero lungo il pendio d'un burrone, in fondo al quale s'udiva gemere un torrente. Il luogo era solitario e bello d'una bellezza selvaggia e pura. L'acqua schiumeggiava sulle rocce, ilare e chiara, piena di fugaci riflessi azzurrini. Se ne diffondeva un gran senso di fresco, che s'insinuava nel sottobosco circostante. Alcuni ginepri erano fioriti qua e là fra le rocce al di sopra dell'acqua tumultuosa.
- Nostra sorella acqua! - esclamò Francesco avvicinandosi al torrente. - La tua purezza canta l'innocenza di Dio!
Saltando dall'una all'altra pietra, Leone si affrettò ad attraversare il torrente. Francesco gli tenne dietro, ma ci impiegò più tempo. Leone, che lo aspettava in piedi sull’altra riva, guardava l'acqua limpida che scorreva veloce sulla sabbia dorata dal sole fra le rocce grigie. Quando Francesco l'ebbe raggiunto, Leone stava ancora nella sua attitudine contemplativa. Pareva che non potesse più distaccarsi da quello spettacolo. Francesco lo guardò e lo sorprese triste.
- Hai l'aria pensosa - gli disse Francesco.
- Se noi potessimo disporre di un po' di questa purezza - rispose Leone - potremmo conoscere anche noi la gioia folle ed esuberante della nostra sorella acqua, nonché il suo slancio irresistibile.
Traspariva in queste parole una profonda nostalgia. E lo sguardo di Leone fissava, colmo di tristezza, il ruscello che continuava a scorrere nella sua inafferrabile purezza.
- Vieni - disse Francesco, tirandolo per un braccio.
E ripresero entrambi il cammino. Dopo una pausa di silenzio, Francesco chiese a Leone:
- Sai tu, fratello, in che cosa consiste la purezza del cuore?
- Nel non aver nessuna colpa da rimproverarsi - ribatte Leone senza esitare.
- Allora comprendo la tua tristezza - soggiunse Francesco - giacché abbiamo sempre qualcosa da rimproverarci.
- Si - soggiunse Leone - ed è questo pensiero che mi fa disperare d'attingere un giorno la purezza del cuore.
- Ah, frate Leone, credimi - ribatté Francesco; - non ti preoccupare tanto della purezza dell'anima tua. Volgi lo sguardo a Dio. Ammiralo. Rallegrati di Lui che è tutto e soltanto santità. Rendigli grazie per Lui stesso. Questo, appunto, significa avere il cuore puro.
- E quando ti rivolgi a Dio così, guardati bene dal tornare a ripiegarti su te stesso. Non chiederti mai a che punto sei con Dio. La tristezza che provi nel sentirti imperfetto e peccatore è un sentimento ancora umano, troppo umano. Bisogna guardare più in alto, molto più in alto. C'è Dio, l'immensità di Dio ed il suo inalterabile splendore. Il cuore puro è quel cuore che non cessa di adorare il Signore vivo e vero. Il cuore puro non si interessa che alla esistenza stessa di Dio, ed è capace, pur in mezzo alle sue miserie, di vibrare al pensiero dell'eterna innocenza e dell'eterna gioia di Dio. Un cuore siffatto è al tempo stesso sgombro e ricolmo. Gli basta che Dio sia Dio. In questo pensiero il cuore trova tutta la sua pace, e tutta la sua gioia. E Dio stesso diventa allora tutta la sua santità.
- Dio, nondimeno, esige da noi che ci si sforzi d'essergli fedeli - fece osservare Leone.
- Sì, senza dubbio - soggiunse Francesco. - Ma la santità non consiste in un compimento del proprio essere, né in uno stato di pienezza. La santità consiste, innanzitutto, in un vuoto che si scopre in noi e si accetta, e che Dio ricolma di sé nella misura in cui noi ci si apre alla sua pienezza.
«La nostra miseria, allorché viene accettata, diventa lo spazio libero dove Dio può ancora creare. Il Signore non consente a nessuno di togliergli la gloria. Egli è il Signore, l'Essere unico, il solo Santo. Ma prende il povero per mano, lo estrae dal suo fango e lo invita a sedere fra i principi del suo popolo, perché prenda visione della sua gloria. Dio diventa in tal modo l'azzurro dell'anima sua.
«Contemplare la gloria di Dio, frate Leone, scoprire che Dio è Dio, e Dio per sempre, ben oltre la nostra condizione umana, rallegrarci di Lui, estasiarci dinanzi alla sua eterna giovinezza, rendergli grazie per Lui stesso e per la sua misericordia che non verrà mai meno, tutto ciò costituisce la più profonda esigenza. di quell'amore che lo Spirito di Dio non cessa di diffondere nei nostri cuori. In ciò, appunto, consiste per noi l'avere il cuore puro.
«Ma questa purezza non si ottiene con la forza dei pugni tesi né con lo spasimo.
- E come, allora? - chiese Leone.
- Bisogna semplicemente spogliarci di tutto. Far piazza pulita. Accettare la nostra povertà. Rinunciare a tutto ciò che pesa, perfino al peso dei nostri peccati. Non veder altro che la gloria del Signore e lasciarcene irradiare. Ci basta che Dio esista. Allora il cuore si fa più leggero e non sente più se stesso, come l'allodola inebriata di spazio e d'azzurro. Libero da ogni cruccio e preoccupazione, il cuore non aspira se non ad una perfezione che coincide con la pura e semplice volontà divina.
Leone ascoltava sopra pensiero, camminando davanti a Francesco. Ma a mano a mano che procedeva, sentiva il suo cuore farsi più leggero e pieno di pace".
(Eloi Leclerque LA SAPIENZA DI UN POVERO)
IL SANTO DEL GIORNO