I SEGNI DEI TEMPI

Esortiamo pure voi, figli carissimi, a cercare quei "segni dei tempi" che sembrano precedere un nuovo Avvento di Cristo fra noi. Maria la portatrice di Cristo, ci può essere maestra, anzi Ella stessa l'atteso prodigio (Paolo VI, all'Angelus del 5 dicembre 1976)

Chi sono

Utente: nanto
Mi chiamo Antonello Iapicca, sono un presbitero italiano missionario in Giappone, a Takamatsu, da molti anni. Ora mi trovo in una zona di 200.000 abitanti dove non vi è presenza cattolica, annunciando il Vangelo insieme a due famiglie missionarie, una italiana e una spagnola.

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domenica, 30 aprile 2006

Tu infatti, Trinità eterna, sei creatore ed io creatura; ed ho conosciuto perché tu me ne hai data l'intelligenza, quando mi hai ricreata con il sangue del Figlio che tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.
O abisso, o Trinità eterna, o Deità, o mare profondo! E che più potevi dare a me che te medesimo? Tu sei un fuoco che arde sempre e non si consuma. Sei tu che consumi col tuo calore ogni amor proprio dell'anima. Tu sei fuoco che toglie ogni freddezza, e illumini le menti con la tua luce, con quella luce con cui mi hai fatto conoscere la tua verità.

Santa Caterina da Siena

Oggi la Chiesa celebra : S. Caterina da Siena

COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO

COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA

ANDREA, IN CAMERUN AD ANNUNCIARE IL VANGELO CON LA SUA FAMIGLIA, E' ANDATO IN CIELO. L'AMORE SINO ALL'ESTREMO SACRIFICIO E' L'UNICA SALVEZZA PER OGNI UOMO.

 

 

      Oggi è la festa di Santa Caterina da Siena. Vi invito a leggere le sue opere e una sua biografia. Molto bella è quella di Piero Bargellini. Era un'anima innamorata di Cristo. Da questo amore tutto procedeva, i pensieri, le opere, le iniziative forti e virili, anche in campo politico. Credo proprio che possa essere lei ad ispirarci oggi. La sua vita completamente unita a Cristo è per noi un segno di quello che il Signore può compiere nei suoi figli, anche in epoche torbide e difficili quale è la nostra. L'amore di Cristo ha mosso anche Andrea Pianesi, che con la sua famiglia era partito in missione in Camerun (leggi qui le cronache). La malaria se lo è portato via in pochi giorni, lì, in terra di missione. Questo è perdere la vita, nascosti ai riflettori, annunciando con la vita quotidiana ciò che si è sperimentato: l'amore di Cristo che ha dato la vita sino all'effusione del sangue. Andrea, Santa Caterina, e l'innumerevole schiera di santi che anche in questo tempo, in ogni parte del mondo, per pura gratitudine, spendono la vita per il Vangelo, perchè il Vangelo, la stoltezza della predicazione, quella vita l'aveva salvata. La testimonianza della sorella getta una luce su Andrea (qui l'articolo), proveniva dal Cammino Neocatecumenale, un itinierario di gestazione alla fede che annovera tra i molti frutti anche quello delle famiglie in missione sparse in ogni continente. Inviandone 200  Benedetto XVI disse "... sono famiglie che partono senza grandi appoggi umani, ma contando prima di tutto sul sostegno della Provvidenza divina. Care famiglie, voi potete testimoniare con la vostra storia che il Signore non abbandona quanti a Lui si affidano. Continuate a diffondere il vangelo della vita. Dovunque vi conduce la vostra missione, lasciatevi illuminare dalla consolante parola di Gesù: "Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta", ed ancora: "Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini" (Mt 6, 33-34). In un mondo che cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda roccia su cui costruire l'edificio della propria esistenza e che la fiducia in lui riposta non è mai vana. La santa Famiglia di Nazaret vi protegga e sia vostro modello". Esattamente lo stesso che raccomandava Santa Caterina ai Consoli e Gonfalonieri di Bologna scrive: "Se voi sarete uomini giusti che il reggimento vostro sia fatto...non passionati né per amor proprio e bene particolare, ma con bene universale fondato sulla pietra viva Cristo dolce Gesù". Per questo la morte di Andrea è una luce per la Chiesa, per tutti noi, anche in questo tempo storico che siamo chiamati a vivere. La famiglia e la vita sono beni che non possiamo negoziare. Ovunque. In Africa come in Europa. La Chiesa, con Cristo suo Sposo, guarda al cuore dell'uomo. Guarire il cuore, renderlo capace d'amore, è questo il centro della missione della Chiesa. Anche in Africa, dove Andrea era stato inviato per testimoniare la Verità attraverso la sua vita e la sua famiglia, rendendo visibile che non solo è posibile vivere secondo il cammino tracciato dalla Chiesa, anche in materia sessuale. Per capire l'importanza fondamentale della missione di Andrea, che è la missione della Chiesa, vi invito a leggere lo splendidio articolo di Francesco Agnoli in margine alle parole del Cardinal Martini (leggilo qui). Sicuramente il più lucido. In esso, parlando proprio di Africa e di preservativo, scrive tra l'altro: "I missionari, più aperti di Martini nella pratica, più intransigenti di lui nei principi, sanno che ciò che conta è educare all’amore: questo è tutto". Di amore ha parlato anche il Papa nel messaggio da lui indirizzato ai partecipanti alla Sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (leggi qui la cronaca): “Stiamo assistendo a livello planetario, e soprattutto nei Paesi sviluppati, a due tendenze significative e collegate tra loro: da un lato un aumento della speranza di vita, dall’altro una diminuzione degli indici di natalità... Si può vedere, tuttavia, che le ragioni ultime sono morali e spirituali; sono collegate ad una preoccupante perdita di fede, di speranza e d’amore... Forse la mancanza di un amore creativo e aperto alla speranza è il motivo per il quale molte coppie non si sposano, o spiega perché tanti matrimoni falliscono e perché gli indici di natalità sono diminuiti notevolmente”. Npn così nel Cammino Neocatecumenale, dove si può vedere chiaramente come la Parola di Dio e il suo amore sperimentato aprano alla vita, in ogni senso. L'esperienza di Andrea ce lo insegna. Questa è anche la linea del cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, che esprime la convinzione che “i condom tramutano il bellissimo atto d’amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità” (leggi qui un articolo che illustra i contenuti di un suo libro). Il Presidente della Pontificia Accademia per la Vita Mons.Elio Sgreccia interviene nel dialogo tra il card.Martini e il prof.Marino (leggi qui l'intervento integrale) per riaffermare che il Magistero della Chiesa sul rispetto dei principi che riguardano la nascita della  vita e il suo termine non è mai cambiato: "Mai come ora vale nella Chiesa la biblica raccomandazione per una stretta sinergia della verità nella carità per l’aiuto all’uomo contemporaneo e la concordia unitaria nell’ambito stesso della Chiesa". Ma dove sono i cristiani? Il problema che si pone, come si comprende leggendo un ottimo articolo del "samurai cristiano" sui rapporti tra Chiesa e Islam (leggilo qui; sull'Europa sradicata ed islamizzata potete leggere qui anche l'interessante intervista allo studioso cattolico E. Michael Jones: «Se l'Europa rinnega la sua matrice cristiana, allora l'espansione dei musulmani non troverà più argini» ), è che dall'Europa stanno sparendo i cristiani, si è perduta la Cristianità. Evangelizzare dunque, annunciare il Vangelo in ogni angolo dell'Europa, sino a perdere la vita. Come San Francesco Saverio, del quale quest’anno ricorrono i 500 anni dalla nascita. Tra le numerose iniziative che hanno celebrato questo anniversario , una ha particolarmente coinvolto i seminaristi dei Seminari Redemptoris Mater presenti in Europa. Ben 450 di loro, infatti, hanno effettuato un pellegrinaggio al Castello di San Francesco Saverio, in Navarra – Spagna, luogo dove il Santo nacque (leggi qui la cronaca). Fa un po' di storia Antonio Socci ( qui l'articolo) e ci aiuta a comprendere il contesto dal quale sono scaturite le parole del Card. Martini.

Altre segnalazioni: dall'ottimo blog "Piccolo Zaccheo",  Quella Roma onde Cristo è romano, e un fondo di Tempi dal titolo La copertina cardinale, dalla superiorità morale ai mezzi ok di martini. che vita (politica) è?

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categorie: i segni del giorno

Il lavoro, la missione in Giappone e la testimonianza di Andrea, martire dell'amore in Camerun

       Il lavoro, la missione in Giappone e la testimonianza di Andrea, martire dell'amore in Camerun

E' il Primo maggio, festa del lavoro, memoria di San Giuseppe lavoratore. Ora che in Italia Presidenti delle due Camere sono due sindacalisti vi consiglio vivamente la lettura di un testo fantastico del Card. Ratzinger proprio sul lavoro ( qui il documento: Il contenuto etico del lavoro quotidiano) come meditazione per questa giornata. Intanto ci possono accompagnare le parole di Paolo VI pronunciate a Nazaret: "Oh! dimora di Nazareth, casa del Figlio del falegname! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo ma redentrice della fatica umana; qui nobilitare la dignità del lavoro in modo che sia sentita da tutti; ricordare sotto questo tetto che il lavoro non può essere fine a se stesso, ma che riceve la sua libertà ed eccellenza, non solamente da quello che si chiama valore economico, ma anche da ciò che lo volge al suo nobile fine". Oggi inizia anche il mese dedicato alla Vergine Maria e il Papa ( leggi qui il testo dell'Angelus) ci dice che "Questo mese, che iniziamo domani, ci è utile a riscoprire la funzione materna che Lei svolge nella nostra vita, affinché siamo sempre discepoli docili e testimoni coraggiosi del Signore risorto".  In questo contesto testimonianza coraggiosa vi invito a fermarvi un istante sulla notizia che proviene dal Giappone dove un gruppo biblico salva una parrocchia dove non vi è più presbitero (qui la notizia); questa è sta l'occasione per una riflessione sulla missione in quella Nazione ( qui la riflessione). Ho già dato la notizia ma, nel caso l'aveste persa, desidero riproporvela perchè è di quelle che ci fanno riflettere e pregare: la malaria si è portata via, in pochi giorni , Andrea Pianesi, che con la sua famiglia era partito in missione in Camerun (leggi qui le cronache). Questo è perdere la vita, nascosti ai riflettori, annunciando con la vita quotidiana ciò che si è sperimentato: l'amore di Cristo che ha dato la vita sino all'effusione del sangue. La testimonianza della sorella getta una luce su Andrea (qui l'articolo), proveniva dal Cammino Neocatecumenale, un itinierario di gestazione alla fede che annovera tra i molti frutti anche quello delle famiglie in missione sparse in ogni continente. Infine vi segnalo ancora lo splendido articolo di Francesco Agnoli in margine alle parole del Cardinal Martini (leggilo qui). Sicuramente il più lucido, da leggere assolutamente. Buon Primo maggio a tutti.

 


 

Giappone, gruppi biblici salvano parrocchia senza sacerdote

Nonostante l’assenza di un pastore, i parrocchiani di Goi hanno iniziato un ciclo di incontri per riflettere sulle Sacre Scritture. “In questo modo – dicono – abbiamo salvato la chiesa vuota ed abbiamo imparato a riflettere più a fondo”.


 

Aprire gli occhi sulle opere di Dio in Giappone

Leggendo l'articolo inerente a quei cristiani di Chiba cha hanno salvato la loro parrocchia da più di un anno senza sacerdote sono sorte spontanee alcune riflessioni. E' certamente un fatto positivo che dei fedeli si diano da fare in mancanza di presbiteri. Ma il punto mi sembra sia un altro.


 

Parola fulminante del Papa sull'emergenza "culle vuote"

«Ogni volta che nasce un bambino vuol dire che Dio non si è ancora stancato degli uomini», ha scritto il poeta Tagore. Negli occhi dei bambini si specchia il futuro del mondo, oltre il varco del tempo, oltre la morte che accomuna il destino dei vivi.


 

CHE RISCHIO SE MARTINI FOSSE DIVENTATO PAPA

A leggere le dieci, diconsi dieci, fittissime pagine che «L’Espresso» del 21 aprile 2006 ha dedicato a un dialogo (si prenda nota di questa parola perché costituisce il LeitMotiv di tutta la faccenda) tra il cardinale Carlo Maria Martini e il chirurgo bioeticista Ignazio Marino, l’impressione che se ne cava è quella del dialogo, sì, ma tra sordi che si producono in una tutto sommato inutile e verbosa comparsata.


 

Il “Day after” di Carlo Maria Martini

Il testo pubblicato su “L'espresso” dal cardinale ha molto contrariato il vertice della Chiesa. Alcuni l'hanno letto come il manifesto di un antipapa. Ecco una rassegna delle reazioni. Con un commento di Pietro De Marco


 

Il «Codice da Vinci» e quel successo che confonde la Chiesa

È praticamente almeno un anno che il sottoscritto gira l'Italia, su invito, a parlare del Codice da Vinci nei vari circoli culturali di cui la nostra penisola grazie a Dio non è avara. E, poiché ne parla generalmente male, sulla scia di Introvigne, Sgarbi e, tra poco, il nostro Tornielli, quasi immancabilmente c'è qualcuno tra gli astanti che obietta, pressappoco, così: insomma, in fondo è solo un romanzo. Rispondiamo che è appunto quel «solo» a far problema.


 

I cattolici conquistano l’Africa ma cala il numero dei preti

Aumenta il numero dei cattolici nel mondo, anche se il loro peso percentuale rispetto alla popolazione planetaria è in calo per motivi demografici. Aumenta pure il numero dei vescovi, ma diminuisce, invece, il numero dei sacerdoti. È quanto emerge dai dati preparati dall’Ufficio centrale di statistica della Chiesa relativi all’anno 2004, pubblicati in un volume e divulgati ieri dalla Sala stampa della Santa sede.



 

Card. Zen: “Sospendete l’ordinazione del vescovo di Kunming”

Con un fax inviato questa mattina agli uffici della diocesi,nello Yunnan,  il porporato “chiede al vescovo ordinante ed ai suoi coadiutori di sospendere l’ordinazione episcopale di padre Ma Yinglin, perché questa non ha ricevuto l’approvazione della Santa Sede”.


 

Quei buoni massoni tutti loggia e chiesa

All'annuale Gran Loggia del Grande Oriente d'Italia, tenuta al Palacongressi di Rimini dal 31 marzo al 2 aprile, s'è distinto tra gli oratori il sacerdote altoatesino Paul Renner, direttore dal 1984 dell'Istituto di Scienze Religiose della diocesi di Bolzano.


 

Estado masturbador

 

53 mártires de la Guerra Civil española a los altares

VATICANO, 28 Abr. 06 (ACI).- Este viernes el Papa Benedicto XVI autorizó al Cardenal José Saraiva Martins, Prefecto de la Congregación para las Causas de los Santos, promulgar diversos decretos concernientes a diversas causas de canonización y beatificación, entre ellas, las causas de beatificación de 53 mártires –entre obispos, sacerdotes y religiosos– de la Guerra Civil española.


 

El Papa fija su mirada en Europa

Madrid/ Ciudad del Vaticano- La mirada de Benedicto XVI se fija en Europa. Es un gesto de preocupación por el Viejo Continente. Por su secularización, por su pérdida de identidad cristiana, por la caída en el relativismo moral, por su empecinamiento en relegar las convicciones religiosas a la esfera privada.

 


 

Benigno Blanco asegura que "el 'matrimonio' homosexual, el 'divorcio express' y la LOE van nuclearmente contra familia"

Al vicepresidente del Foro Español de la Familia, Benigno Blanco, sólo le queda esperar a cuando llegue el Partido Popular al Gobierno para que eche atrás todas las iniciativas legislativas impulsadas por el Ejecutivo socialista que atentan contra la familia


 

La Razón - Los obispos afirman que la «secularización interna» es el primer problema de la Iglesia

El nuevo Plan Pastoral que la Conferencia Episcopal Española (CEE) presentó ayer reconoce que el «problema de fondo» de la Iglesia en nuestro país «es la secularización interna».


 

La Granada de la concordia

Celebrar en una ciudad como Granada, donde el arte mana en cualquier plaza y las letras emanan en cualquier esquina, un encuentro de ministros de cultura europeos, considero que es todo un acierto.


 

El fracaso educativo del 68



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categorie: i segni del giorno

Il contenuto etico del lavoro quotidiano

Testo del Card. Joseph Ratzinger pubblicato da clerus.org, come da costume di quel sito senza data ne' fonte. Da testimonianze di persone, potrebbe essere attibuile al 1995.

Incontro informale del cardinale Ratzinger con le studentesse universitarie partecipanti ad un convegno dell'Opus Dei, un botta e risposta sui temi sollecitati dalle stesse convegniste: il ruolo del cristiano nella società contemporanea, la sua responsabilità di trasmettere i valori della fede, la pubblicazione del nuovo catechismo, e - in linea con il tema specifico dell'incontro - la riscoperta di una spiritualità del lavoro che apre al laicato un fondamentale spazio all'interno della Chiesa. Ecco le domande e le risposte.



D. Il tema del convegno, intitolato "Il tempo del lavoro", porta ad affrontare una delle tematiche-chiave della spiritualità dell'Opus Dei , che è appunto quella di santificare il proprio lavoro compiendolo con perfezione, di santificarsi attraverso il lavoro, e di santificare gli altri prendendo spunto dal proprio lavoro. Mi ha sempre colpito come il fondatore dell'Opus Dei insisteva sul fatto di essere persone competenti professionalmente e che poi mettono lo stesso impegno nell'acquisire una formazione dottrinale e religiosa. Le chiedo se può spiegarci l'importanza, soprattutto per noi donne che spesso tendiamo a vivere la fede in modo forse troppo sentimentale, di saper rendere sempre, in ogni situazione, le ragioni della nostra fede.

R. Proprio il Cristianesimo ha dato questa grande importanza al lavoro. Nel mondo antico sono gli schiavi a lavorare, i liberi si occupano di altre cose. La dimensione cristiana si vede soprattutto in una parola del Signore, quando dice che "Mio Padre lavora sempre e Io lavoro". Egli fa riferimento al Creatore del mondo, che è tuttora Creatore, che non si è ritirato dal mondo ma continua a lavorare con i nostri cuori, con l'intelligenza umana per costruire un mondo che dovrebbe divenire una città di Dio.
Il Cristianesimo è entrato nel mondo con un nuovo concetto di lavoro: esso appartiene alla nostra somiglianza con Dio, e lavorando possiamo realizzare il nostro essere immagine di Dio. Ma perché ciò avvenga, l'agire umano deve essere illuminato dalla parola di Dio, che arricchisce il lavoro di un contenuto etico: nasce così la deontologia, che illumina ogni strada professionale. Ogni lavoro umano porta sempre in sé una carica etica. Perciò devono andare insieme una buona e concreta formazione professionale, che va vista anche come corrispondenza e rispetto al nostro Creatore, e quindi come un dovere religioso, e una adeguata formazione religiosa che illumini i diversi aspetti del lavoro di ognuno.
E mi pare che le università statali di oggi non offrano più questa formazione globale. Forse è questa la lacuna più grave dell'università moderna: che non è più una vera università che forma l'uomo nella sua totalità e profondità, ma si tratta piuttosto di un insieme di specializzazioni. Malgrado questa situazione, ci sono realtà come l'Opus Dei, e anche riunioni come questa, adatte ed anche necessarie per combinare la formazione professionale con quella religiosa, e mostrare al mondo le ragioni della fede.

 

D. In lei mi hanno sempre colpito, vedendola in televisione, leggendo le cose che ha scritto sui diritti dell'uomo e sulla dignità della persona, il suo ottimismo e la sua fortezza. Da un lato c'è in lei una grande fermezza nel difendere i principi, dall'altro un'allegria, un entusiasmo che anche io vorrei avere per portare a termine nel miglior modo tutto quello che intendo fare. Vorrei sapere lei come fa.

R. È la potenza del dono della fede. Non nasce da noi ma, se siamo disponibili, il Signore ci dà la fede con tutte le sue certezze. Non si tratta di un'invenzione umana, perché le idee che possiamo sviluppare noi possono essere più o meno certe, sono sempre in un certo senso ipotetiche; la fede invece ci dà una luce divina, la certezza che Dio c'è, che ci ha parlato, si è rivelato nella Chiesa e rimane presente fino alla fine del mondo. Molti hanno paura che la fede imprigioni l'uomo, che gli tolga la libertà, e vogliono quindi un sentiero totalmente libero: in realtà la strada da loro scelta non ha fondamento e quindi non può svilupparsi. La fede ci apre la mente all'immensità del mondo, all'immensità delle possibilità umane; la Verità non è chiusa, ma si sviluppa sempre, e va approfondita proprio perché dà luce ai problemi del mondo.
Credere non vuol dire limitare la possibilità del pensiero; al contrario, questo dono dà la luce verde, per così dire, per affrontare l'avventura intellettuale-spirituale, e questo indubbiamente dà allegria. Direi anzi che, privo di una tale certezza fondamentale sull'origine e sulla finalità della nostra vita, l'uomo cade necessariamente in una certa malinconia, perché questa vita gli appare come una cosa noiosa: non si sa più se vale la pena vivere o se sarebbe meglio non vivere; la vita diventa così un grande enigma e la risposta, sia essa positiva o negativa, dipende dalle variazioni delle circostanze.
Con la certezza di un amore fondamentale che ci affianca, che ci aiuta, che ci guida, indicandoci le grandi linee della rappresentazione del mondo e aprendo così tutte le strade del sentiero, non può non venire un'allegria fondamentale. Certo, possono succedere tante cose negative nella mia vita, ma poco importa, se fondamentalmente sono nelle mani dell'Amore e nella strada della Verità. Per concludere direi: credere con fiducia, con la fede della Chiesa, e camminare insieme alla Chiesa, è un avvenimento liberatore ed aiuta a trovare la strada della vita.

 

D. La Santa Sede, ed in particolare la Congregazione che lei presiede, stanno lavorando per l'elaborazione del Nuovo Catechismo Universale. Questo è un tema che mi tocca moltissimo perché sono una catechista. Ci siamo accorti che nel nostro lavoro di catechesi era molto importante avere un punto di riferimento sicuro per poter dare ai ragazzi la giusta dottrina. Volevo allora sapere quali sono i temi più toccati da questo Nuovo Catechismo Universale, ed anche chiederle se poteva darci qualche consiglio per svolgere il nostro lavoro di catechisti.

R. Il Catechismo è un punto di riferimento e non uno strumento immediato per la catechesi, perché le situazioni sono sempre diverse. Il libro vuole rappresentare un primo passo dalla dottrina come tale alla mediazione catechetica; non soltanto un compendio di dottrina ma già una dottrina tradotta. Per aprire la dottrina a questa azione catechetica abbiamo scelto soprattutto due elementi. Alla fine di ogni capitolo abbiamo delle brevi risposte, che offrono un po' la sostanza del testo e dovrebbero aiutare per ritrovare un linguaggio comune e una comune memoria della fede, che si sono un po' perse nel fatto che i contenuti della fede sono stati mediati in espressioni molto diverse. Secondo elemento è che noi affianchiamo alla dottrina le parole di alcuni Santi, che con la loro esperienza mostrano la pienezza e la bellezza della Verità.
Nella stesura del nuovo Catechismo abbiamo fatto riferimento all'impostazione-base del catechismo romano del Concilio di Trento, cioè alle quattro parti che fin dall'inizio sono state essenziali nella catechesi : il Simbolo, cioè il Credo (per prima cosa bisogna conoscere il Simbolo e comprenderne bene il significato delle parole); i sette Sacramenti ; la morale cristiana e il Padre Nostro. Quindi la catechesi originale è una cosa semplice e fondamentale nello stesso tempo. Chi voglia essere cristiano non deve essere per forza un grande dotto, ma deve conoscere le realtà fondamentali: la fede, i sacramenti, come vivere, come pregare. Noi presentiamo il Simbolo non in precetti separati, ma offrendo una visione organica della fede, nella quale si vede un'unica intuizione, che non è una somma di dogmi imposti sulle nostre spalle. È invece un : Dio ci ama, e tutti i contenuti di questo amore sono concretizzazioni diverse del fondamentale.
È stata nostra intenzione dare soltanto insegnamenti che appartenessero alla eredità della fede, senza introdurre idee personali che - sia pur buone -non possono essere imposte tramite il catechismo. Attuare questa autolimitazione è stato difficile, perché, nel mediare una cosa e renderla comprensibile, è quasi indispensabile personalizzarla. Il rischio in tali casi è di realizzare un testo un po' freddo, ma spero che quelle parole dei Santi che abbiamo inserito diano il calore sufficiente, e anche una certa personalizzazione.
Quanto al catechista, devo confessare che sono tanti anni che non faccio più catechesi, e perciò non ho il coraggio di dare dei consigli dato anche che le situazioni sono molto diverse da allora. Potrei dire comunque che il grande compito del catechista assomiglia un po' all'esperienza da noi vissuta, e anche sofferta, nella preparazione del libro: da una parte non bisogna offrire una filosofia personale, ma trasmettere ciò che insegna la Chiesa; dall'altra occorre rendere accessibile la fede anche attraverso il modo con il quale la abbiamo interiorizzata, e in questo senso penso che il successo della catechesi dipenda molto dal modo di fare di ciascuno: se mi sono appropriato della fede, se è divenuta cosa mia, posso arrivare al cuore del catechizzando.
È importante che, a seconda dei diversi livelli, anche le specificazioni dottrinali siano diverse: anche la persona più semplice può capire l'essenza della fede; d'altra parte, anche un teologo deve sempre pensare al Signore che ha elogiato i semplici di cuore perché hanno la capacità di vedere l'essenziale. In una catechesi dei semplici si possono omettere tanti elementi di riflessione cristiana, ma l'essenziale è che Dio ci ha creato, ci ha chiamato, ci conosce, ascolta le nostre preghiere, ci è vicino; questo Dio che è trinitario, cioè che è amore in sé stesso prima di aprirsi a noi e che può aprirsi a noi perché c'è in Lui questo amore; questo Signore che è Figlio di Dio, che è fratello nostro e si unisce con noi nell'Eucarestia.
Questi grandi elementi, che non sono poi tanti e sono in sostanza molto umani, possono essere tradotti benissimo nel linguaggio di oggi, anche se appaiono lontani dal pensiero medio e dominante. Essi contengono un'umanità così profonda che, se correttamente presentati e autenticamente vissuti, trasmettono attraverso la catechesi una autentica gioia.

 

D. Volevo raccontarle alcune esperienze di volontariato realizzate in quest'ultimo anno. Abbiamo progettato un mese di lavoro sociale in Kenya, in un quartiere periferico di Nairobi e lo stesso faremo in Messico. Qui in Italia abbiamo realizzato corsi di catechesi e anche di promozione urbana in quartieri 'difficili' di alcune città. Proprio per far conoscere il Progetto-Kenya, oltre a parlare con le nostre colleghe, abbiamo messo alcuni manifesti nelle università e così siamo venute in contatto con molte ragazze interessate al tema della solidarietà. Con loro ci siamo riunite ogni 15 giorni per studiare meglio il progetto, per trovare i fondi, spedire materiale, preparare le lezioni ed anche approfondire la nostra formazione dottrinale e spirituale. Quando saremo a Nairobi faremo lezioni di igiene alimentare, di costruzione edile, di taglio e cucito, continuando la nostra formazione. Con queste ragazze è nata una bella amicizia e molte di loro si sono riavvicinate ai Sacramenti e a Dio. Personalmente debbo dire che tutte queste attività mi hanno insegnato che devo testimoniare la mia fede proprio attraverso questi ideali comuni a tanti giovani, concretizzati in progetti ben precisi, e in questa linea mi hanno aiutato le parole che lei ha detto un anno fa a Rimini e che ora volevo leggere: "È diffusa oggi qua e là, anche in ambienti ecclesiastici elevati, l'idea che una persona sia tanto più cristiana quanto più è impegnata in attività ecclesiali. A ciascuno si cerca di assegnare un comitato, in ogni caso almeno un impegno all'interno della Chiesa; ma uno specchio che riflette solamente se stesso non è più uno specchio. Una finestra che, invece di consentire uno sguardo libero verso il lontano orizzonte, si frappone come uno schermo tra l'osservatore ed il mondo, ha perso il suo senso". Le volevo chiedere se può riprendere questi concetti.

R. Mi sembra che questa esperienza di volontariato di cui lei ha parlato sarebbe la migliore risposta a ciò che avevo criticato nella mia relazione, cioè ad una auto-occupazione della Chiesa, della comunità con sé stessa, per costruirsi e riflettersi sempre di nuovo nella sua ecclesialità. Aprendosi all'altro, la fede diventa realtà e, illuminati e incoraggiati dal Signore, non parliamo di noi stessi; essendo uniti con Lui, abbiamo questo coraggio e questa disponibilità a vivere con gli altri, a lavorare con gli altri nel modo e nelle occasioni che Lui ci dà, a contatto con questi problemi mondiali che sono la sfida per la nostra esistenza cristiana in questo tempo.
Questo sarebbe piuttosto il senso del riorientamento per realizzare la fede nel mondo, e non la permanente autoriflessione della Chiesa -come meglio ricostruire, come creare nuovi enti, ecc...- in uno stato retrospettivo. Tutte le attività della Chiesa dovrebbero essere vagliate con questa domanda: siamo realmente strumenti della realizzazione della Parola Divina o siamo solo strumenti della autoriflessione? In ciò che lei ha detto, mi sembra si realizzi questo progetto vero della fede: diventare uno strumento della concretizzazione della Parola nel mondo. Aggiungerei che proprio in questa rinuncia a se stessi e nella disponibilità ad andare verso l'altro, cresce anche la fede e si comincia a capire meglio anche se stessi, e di conseguenza cresce anche la Chiesa.

 

D. Mi è molto piaciuto quanto lei ha detto in merito ai diritti umani, ed in particolare al fatto che oggigiorno essi vengano dichiarati solennemente ma poi in pratica negati del tutto. Da qui nasce la mia esigenza, che è anche l'esigenza di miei coetanei e colleghi, di cercare un senso della vita cristiano, coerente con le nostre idee. È per questo che alcuni di noi hanno dato origine ad alcune iniziative: all'Università "La Sapienza" di Roma, ad esempio, sono stati fatti dei corsi di deontologia politica, mentre al Policlinico, sempre di Roma, corsi di etica professionale per infermiere. A queste iniziative si accompagnano anche corsi di teologia, che a prima vista potrebbero sembrare soltanto delle gocce d'acqua gettate in un grande oceano. Ci può dire qualche parola per spronarci a continuare in questa direzione?

R. Vedendo i nostri sforzi come gocce d'acqua contro un muro insormontabile, si potrebbe quasi disperare dell'esigenza della fede nel mondo. Però proprio questo è il modo d'agire divino. Immaginando dal punto di vista umano un possibile Redentore del mondo, verrebbe da pensare ad un imperatore, ad un grande politico: un uomo buono, illuminato, obbediente alla volontà divina, che renda felice il mondo attraverso il potere. Ma l'idea divina ovviamente era diversa. Sant'Agostino dice, facendo la stessa riflessione: "Mi domando perché Dio è venuto a redimerci senza nessun potere, nel modo che sembra indegno di Dio" e aggiunge:"Ma era il potere che ha distrutto l'uomo, era il potere il disegno della sedizione diabolica; tramite il potere, nel potere è caduto l'uomo".
La strada divina è quella dell'amore e della giustizia, e con queste gocce d'acqua si può trasformare il mondo. Nella realtà è già avvenuto così, quando il Signore, iniziando povero in un paese dimenticato e finendo crocifisso, ha dato nuova vita al mondo, e la goccia d'acqua è divenuta un fiume. Pensiamo anche ai grandi Santi. San Benedetto comincia dimenticando il peccato, con un piccolo gruppo di persone poco affidabili. E dai monasteri, piccole isole della sopravvivenza della cultura e dell'umanità, verranno le nuova città, la nuova cultura, la stessa Europa. Lo stesso si può dire per San Francesco. Il coraggio di incominciare di nuovo, e iniziative umane ispirate dalla luce divina, non soltanto sono necessarie, ma rappresentano la vera speranza del mondo. Certo, le grandi imprese positive sono necessarie, ma esse si spengono, muoiono, si inaridiscono se non viene questa piccola fonte d'acqua delle iniziative semplici e personali. In questo senso direi: coraggio! Queste iniziative hanno un senso, hanno un futuro.

 

D. Nei miei studi di Filosofia, ho avuto a che fare a volte con degli insegnamenti che non lasciavano spazio alla trascendenza o che talvolta comunicavano filosofie impostate sul materialismo e sullo storicismo. Noi ci troviamo in una società nella quale cose che sono contro l'uomo -come l'aborto, l'eutanasia- o ideologie totalmente contrarie alla dottrina cristiana, sono viste come momenti in cui l'uomo ha la possibilità di compiere degli atti di massima libertà. Tutto questo mi fa pensare alla società dove vivevano i primi cristiani, che per certi versi si dovevano trovare in condizioni ancora più difficili delle nostre, eppure sono riusciti a cristianizzare il mondo. Sicuramente è un problema di santità di vita, però, a mio parere, è anche molto importante l'informazione dottrinale, e vedo che il Papa stesso insiste sovente nei suoi discorsi, e in tutto il magistero che ci comunica, nella difesa della vita, nel propugnare solidamente una formazione dottrinale in ogni campo insomma che abbia le sue radici nella fede cattolica. Come possiamo noi giovani, con i nostri coetanei, essere come degli altoparlanti del magistero del Papa?

R. Non è facile rispondere, perché non conosco i vostri ambienti; penso comunque che, vivendo questa comunione nella Prelatura dell'Opus Dei, con le sue ispirazioni e il suo sostegno, si è già fatto un passo importante. Il cristiano isolato non può realizzare tutta la sua vocazione nel mondo di oggi. La grande comunione della Chiesa deve realizzarsi in comunità concrete che ci fanno percepire la realtà della comunione dei Santi, la grande comunione della fede che nasce e che arriva fino alla fine del mondo. L'incontro di tutti i cristiani consapevoli della loro vocazione, che hanno intenzione di vivere la fede con dignità e anche con dinamismo apostolico, offre a mio avviso un'esperienza della comunione che concretizza la realtà stessa della Chiesa. Naturalmente, queste comunioni crescono e, partendo dalla preghiera, dalla liturgia, dalla meditazione della parola divina, diventano comunità di azione.
È fondamentale che in queste comunità si usi un linguaggio nello stesso tempo fedele alla Verità e aperto, comunicabile: siamo persone di questo tempo e ne condividiamo i problemi con sincerità di cuore. Cercando di trovare la ragionevolezza e l'espressione della fede, potremo già rispondere al nostro cuore: in tal modo comincia anche la risposta agli altri. Quindi penso che un insieme, da una parte di comunione dei credenti e dall'altra parte di dinamismo delle comunioni verso il mondo di oggi, potrebbe offrire la risposta alla sua domanda.

 

D. Studio Teologia all'Istituto Giovanni Paolo II dell'Università Lateranense e sto facendo la tesi di dottorato. Ho affrontato recentemente l'attuale discussione sulla possibilità di un magistero infallibile su delle norme concrete di morale e, riguardo a questo punto, in alcuni libri, come anche quello di Sullivan -'Magisterium'- mi è sembrato che gli autori concepissero la rivelazione in un modo piuttosto legalista, restringendo cioè l'oggetto dell'infallibilità soltanto alla rivelazione di norme esplicite. A mio parere, quando l'istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo ed anche la professione di fede (nell'ultima formula) affermano che il magistero è infallibile riguardo al contenuto della rivelazione, si riferiscono non solo alle norme etiche esplicitamente rivelate, ma anche a ciò che è la rivelazione come parola di Dio sull'uomo e su Dio, quindi anche a quelle norme etiche che, evidentemente, non potevano essere rivelate esplicitamente, come ad esempio quelle sulla fecondazione in vitro, la contraccezione, ecc... Lei che ne pensa?

R. È una questione non facile, come lei sa bene. Come prima cosa direi che esiste una tendenza ad escludere un insegnamento infallibile, e quindi obbligatorio, nel campo della morale. Così, tutte le indicazioni della Sacra Scrittura, e poi anche della tradizione, sarebbero delle esemplificazioni, sempre connesse a circostanze storiche. Naturalmente non posso entrare nei dettagli degli argomenti filosofici e ideologici che vengono sviluppati a riguardo, ma direi semplicemente che con questa impostazione la fede diventerebbe teoria pura, mentre la fede è sostanzialmente una prassi, è un modo di vivere. Una fede che non avesse la capacità di fare una luce, anche concreta, sul modo di vivere, sarebbe priva del proprio significato.
Pensiamo alla Chiesa antica: è proprio quello il momento decisivo in cui la fede si apre alla Verità, ma la Verità è una cosa reale , insegna a vivere, in risposta alla domanda: "Signore, insegnami le tue vie." Questa è la domanda fondamentale con la quale sono arrivati alla Chiesa i primi uomini, ed essa vale anche per noi, per trovare la strada della nostra vita. Nel catecumenato il massimo spazio era dedicato all'insegnamento morale, seguendo soprattutto la tradizione dell'Antico Testamento: una volta imparata la norma morale, su come vivere, si arrivavano anche a capire i misteri della fede. I libri dei Padri della Chiesa sottolineano che la fede sostanzialmente si dimostra e si esprime in una vita retta. È quindi un dato certissimo della più autentica tradizione, non solo patristica ma biblica, che la Chiesa ci insegna soprattutto come vivere, ci indica la strada della vita.
L'insegnamento morale sta nel cuore della rivelazione divina, anche se dobbiamo sempre aggiungere che il Cristianesimo non è un moralismo puro, ma insegnando ci guida, e con il perdono ci dà la possibilità di continuare e di ricominciare. Allora questa sottolineatura sull'aspetto morale della rivelazione cristiana non dovrebbe essere mal interpretata; lo Spirito Santo, e la vita secondo lo Spirito, secondo la tradizione, non solo non si contraddicono, ma sono realtà inseparabili.
Un altro punto è quello della infallibilità. Anche questo è un discorso lungo, ma vorrei fare qualche accenno. Tante cose appartenenti al diritto naturale sono anche rivelate nella Scrittura. Vediamo in tutti i dibattiti di filosofia morale come la ragione umana sia incapace di trovare una vera certezza, ma Dio offre il supplemento e il complemento della nostra capacità, rivelando di nuovo ciò che era fin dalle origini. In questo senso la Scrittura ci offre delle materie certe, che potrebbero essere anche materia di un insegnamento infallibile.
Mi sembra inoltre che questa tendenza a limitare il vero insegnamento della Chiesa soltanto alle cose infallibilmente definite, si muova su una strada sbagliata. Un mio amico molto sarcastico mi ha raccontato che ha sentito una volta un grande professore di teologia dire così: "Mai è stata definita l'esistenza di Dio, quindi siamo liberi su questo punto". È un giuridismo assolutamente inadeguato alla organicità della dottrina della Chiesa limitarla a quanto è stato insegnato infallibilmente, e non è vero che la Chiesa ha voluto creare un tessuto organico di potere infallibile, perché tale tessuto è frutto dell'opera della rivelazione nello sviluppo concreto nella storia. In ogni caso si è un po' dimenticato il concetto di autorità, cioè che esiste un'autorità che ha significato proprio per garantire la capacità di vivere insieme, e di vivere bene. E l'autorità ecclesiale è un'autorità con la licenza divina: anche se non sempre infallibile, è autorità nei grandi pronunciamenti, crea il tessuto della vita comune cristiana. Mi oppongo quindi a questa tendenza di ridurre il campo dell'infallibile

postato da: nanto alle ore 21:26 | link | commenti
categorie: i segni del giorno